Spyke
Quando il vincolo diventa ispirazione
Ogni anno il Sapienza Flight Team si pone una sfida più grande di quella precedente, e quest’anno non fa eccezione. Nato dalla volontà di spingere oltre i limiti già raggiunti con Stingray, il nuovo velivolo rappresenta non un’evoluzione, ma una vera e propria reinvenzione: ogni componente è stato ripensato, ottimizzato, portato all’estremo.
I vincoli imposti dal regolamento UAS 2026 hanno imposto una sfida progettuale senza precedenti: abbandonare la fusoliera portante e ridisegnare da zero il concetto stesso di fusoliera. La risposta del Team è stata audace — una fusoliera compatta, raccordata con eleganti estensioni laterali portanti equipaggiate con slotted flap, una delle innovazioni più ambiziose mai realizzate dalla squadra. Il risultato è un tricottero VTOL unico nel suo genere, con una scocca interamente in fibra di carbonio, un’ottimizzazione maniacale dei pesi e degli ingombri interni, e un cablaggio riprogettato per garantire affidabilità ed efficienza. Le performance raggiunte sono riportate nella tabella seguente:
Spyke è stato progettato come una piattaforma modulare, pensata per garantire accessibilità, manutenibilità e flessibilità operativa. Il velivolo può essere scomposto in 8 sotto-assiemi principali — fusoliera anteriore, fusoliera posteriore, 2 ali esterne, 2 supporti motore, boom di coda e coda — tutti assemblabili senza l’uso di utensili, sfruttando dei pin in fibra di carbonio laminati ad hoc. Questo si traduce in tempi di assemblaggio estremamente ridotti, con un obiettivo fissato a meno di 6 minuti dal totale smontaggio al velivolo pronto al volo.
La fusoliera anteriore è removibile in modo rapido, garantendo accesso immediato a tutta l’elettronica di bordo per operazioni di manutenzione e debug. Il vano payload è anch’esso progettato per essere sostituito con facilità, permettendo di adattare il velivolo a missioni con requisiti differenti.
Quali sono gli elementi chiave del design di Spyke?
Sottosistemi
Ogni sottosistema di Spyke ha una storia da raccontare. E le storie, qui, si incastrano l’una nell’altra.
Li abbiamo progettati perché comunicassero, non perché fossero perfetti individualmente. Meccanica, elettronica e software sono cresciuti insieme, senza soluzioni rimandate al momento dell’assemblaggio.
Abbiamo simulato prima di tagliare un solo millimetro di carbonio. Abbiamo testato prima di alzarci da terra. Ogni scelta — dalla disposizione dei PCB alla geometria del serbatoio — è stata fatta guardando il quadro completo, non il singolo componente. E quando voliamo, sappiamo che ogni parte ha già dimostrato sul serio di meritarsi il suo posto.
Spyke non è un prototipo. È quello che succede quando si smette di progettare per compartimenti stagni.